
«Pylos ci ha detto che possiamo vedere il corvo bianco.»
«Ma certo che potete» rispose Cressen, come se avesse mai avuto la forza di dirle di no. Troppe volte, alla povera creatura, era stato detto di no. Il suo nome era Shireen. Aveva quasi died anni, ed era la bambina più triste che maestro Cressen aveva mai incontrato. “La tua tristezza è la mia vergogna, piccola. È un’altra prova del mio fallimento.”
«Maestro Pylos, fammi il favore di andare a prendere il volatile dall’uccelliera per lady Shireen.»
«Con piacere.» Pylos era un giovane cortese; non aveva più di venticinque anni, eppure era solenne come un uomo che di anni ne contasse sessanta. Se solo avesse avuto più umorismo, più vita dentro di sé… Di questo c’era bisogno in quel posto. I luoghi tetri volevano levità, non solennità, e quanto a tetraggine, la Roccia del Drago non aveva rivali: una solitaria dttadella nel mezzo della desolazione liquida, assediata da tempeste e dal sale, con l’ombra della montagna fumante incombente sullo sfondo. Un maestro deve andare nel luogo dove viene assegnato, così, dodici anni prima, Cressen era venuto qui per servire il suo signore. E tanto aveva fatto. L’aveva servito, e anche molto bene, ma non era mai riuscito ad amare la Roccia del Drago, non si era mai sentito realmente a casa lì. Negli ultimi tempi, quando si svegliava di soprassalto nel cuore delle tenebre, tormentato da incubi e visioni della donna rossa, spesso non riusciva a capire dove si trovasse.
