«E che cosa mi dici di quella cosa nel cielo?» Shireen non era convinta. «Dalla e Matrissa parlavano, vicino al pozzo. Dalla diceva di aver udito la donna rossa dire alla mamma che la luce nel cielo è il respiro dei draghi. E se i draghi respirano, non significa forse che stanno tornando in vita?»

“La donna rossa.” Il solo pensiero suscitò un moto di stizza in Cressen. “Non le basta aver riempito la testa della madre con le sue follie malefiche, deve anche avvelenare i sogni della figlia?” Avrebbe parlato con Dalla, diffidandola con durezza dal diffondere simili storie.

«La cosa nel cielo è una cometa, piccola mia. Una stella con la coda, perduta nel firmamento. Presto se ne sarà andata, e noi non la rivedremo mai più. Aspetta e vedrai.»

Shireen annuì con coraggio. «La mamma dice che il corvo bianco significa che non è più estate.»

«È così, mia lady. I corvi bianchi volano solo dalla Cittadella.»

Le dita di Cressen scivolarono sulla catena che portava al collo, ciascun anello forgiato in un metallo diverso, a simboleggiare la sua conoscenza in un differente campo del sapere. La catena di un maestro: l’emblema del suo ordine culturale. Nell’orgoglio della sua gioventù, non aveva avuto difficoltà a indossarla, ma adesso gli sembrava pesante, il metallo troppo gelido al contatto con la pelle.

«Sono più grossi degli altri corvi, e più intelligenti, allevati per trasportare solo i messaggi più importanti. Questo viene a informarci che il Conclave si è riunito, ha considerato i rapporti e le misurazioni elaborati dai maestri di tutto il reame, e ha dichiarato che la grande estate si è ormai conclusa. Dieci anni, due rivoluzioni e sedici giorni è durata, la più lunga estate a memoria d’uomo.»



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