
Il ragazzo era stato restituito dal mare il terzo giorno. Maestro Cressen era sceso insieme agli altri per aiutare a dare un nome ai morti. Quando avevano trovato il giullare, era nudo, la pelle livida e raggrinzita incrostata di sabbia bagnata. Cressen aveva pensato si trattasse di un altro cadavere ma, nel momento in cui Jommy l’aveva preso per le caviglie per portarlo fino al carro delle sepolture, il ragazzo aveva tossito acqua di mare e si era messo a sedere. Fino al giorno della sua morte però, Jommy aveva continuato a spergiurare che la carne di Macchia era gelida come quella di un cadavere.
Nessuno riuscì mai a trovare una spiegazione valida per i due giorni in cui il ragazzo era stato disperso in mare. Secondo i pescatori, una sirena gli aveva insegnato a respirare sott’acqua in cambio del suo seme. Quanto a Macchia, di quei due giorni non aveva mai fatto parola, ma l’arguto, esperto ragazzo di cui lord Steffon aveva scritto non raggiunse mai Capo Tempesta: il ragazzo che trovarono era un’altra persona, provata nel corpo e nella mente, capace a stento di parlare e del tutto incapace di qualsiasi tipo di arguzia. Eppure, il volto del giullare non lasciava dubbi sulla sua identità. Nella città libera di Volantis, era infatti costume tatuare il volto degli schiavi e dei servi: la pelle del ragazzo era tutta istoriata, dal collo alla fronte, a scacchi alternati rossi e verdi.
