Pipo aveva dimenticato che il figlio li stava ascoltando. La presenza di Libo era così silenziosa che spesso passava inosservata. Anche Dona Cristã ebbe un lieve sussulto. — Libo — disse, — forse siamo stati indiscreti a parlare davanti a te di una tua compagna di scuola.

— Adesso sono apprendista Zenador — le ricordò lui. Questo per dire che non era più sotto la sua autorità di preside.

— Chi è questo suo amico? — domandò Pipo.

— Marcão.

— Marcos Ribeira — spiegò Dona Cristã. — Quel ragazzo alto…

— Ah, sì, quello robusto come un cabra.

— È molto forte — annuì Dona Cristã. — Ma non ho mai notato che fra loro vi fossero rapporti amichevoli.

— Un giorno Marcão fu accusato di non ricordo cosa. Lei ne era stata testimone, e parlò in sua difesa.

— Tu le attribuisci un altruismo forse inesistente, Libo — disse Dona Cristã. — A mio avviso è più esatto presumere che abbia parlato contro il vero colpevole, e intendesse dirigere il biasimo su di lui.

— Marcão non la pensa a questo modo — disse Libo. — Ho notato un paio di volte come la guardava. Non è molto, ma c’è qualcuno a cui piace.

— E a te lei piace? — chiese Pipo.

Libo rifletté in silenzio per qualche istante. Pipo intuiva i suoi processi mentali: stava esaminando se stesso in cerca di una risposta. Non che volesse escogitare una risposta fatta per procacciarsi l’approvazione degli adulti, né per punzecchiarli con una provocazione, due atteggiamenti questi non rari nei ragazzi della sua età. Lui scrutava dentro di sé per mettere a fuoco le sue personali verità.

— Penso — disse Libo, — di poter capire perché non ci tiene ad essere benvoluta. È come se fosse qui in visita, e aspettasse soltanto di tornarsene un giorno o l’altro a casa sua.

Dona Cristã annuì gravemente. — Sì, questa è l’immagine giusta. È proprio l’esatta impressione che dà. Ma ora, Libo, visto che si tratta di un argomento delicato, devo chiederti di lasciarci soli mentre…



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