
Hawks sorrise di nuovo, allo stesso modo. — Abbiamo aperto un varco dove non c'era mai stato — disse, accennando con il capo ai macchinari. — In un muro che non abbiamo costruito noi. La chiamano indagine scientifica. E poi mandiamo degli uomini, attraverso quel varco. È l'avventura umana. E qualcosa dall'altra parte… qualcosa che non aveva mai dato fastidio all'umanità, che prima non ci aveva mai fatto del male, non ci aveva mai allarmati con la certezza della sua presenza… li uccide. In modi terribili che noi non possiamo capire, li uccide. Perciò io continuo a mandare altri uomini. Questo come si chiama, Sam?
— Ed, ma noi facciamo veramente dei progressi. Questo criterio nuovo costituirà la soluzione.
Hawks rivolse a Latourette un'occhiata curiosa.
L'altro continuò, impacciato. — Non appena avremo eliminato gli inconvenienti. Non occorre altro. Così la spunteremo, Ed… ne sono certo.
Hawks non cambiò espressione, non distolse il volto. Premeva le punte delle dita contro la verniciatura grigia della macchina. — Vuoi dire… che non li uccidiamo più? Che adesso ci limitiamo a farli impazzire?
— Tutto quello che dobbiamo fare, Ed — insistette l'altro — tutto quello che dobbiamo fare è trovare un sistema migliore per attenuare il trauma quando l'uomo si sente morire. Dosi maggiori di sedativi. Qualcosa del genere.
Hawks disse: — Comunque, debbono andare egualmente lassù. Come ci vadano non fa differenza: quello che c'è là non li tollera. Non è stato creato per avere a che fare con gli esseri umani. Non è stato fatto perché la mente umana lo misurasse in termini umani. Dobbiamo ideare un linguaggio nuovo per descriverlo, e un nuovo modo di pensare per poterlo capire.
