— Sì, ma tu? Per quanto tempo ancora potrai tirare avanti?

Hawks arretrò di un passo e scrutò Latourette con aria pensierosa. — Adesso ci stiamo preoccupando per il progetto, o semplicemente per me?

Latourette sospirò. — D'accordo, Ed, scusami — disse. — Ma cosa intendi fare?

Hawks scrutò dal basso in alto la mole torreggiante del trasmettitore di materia. Nello spazio del laboratorio, dietro di loro, i tecnici stavano spegnendo le luci nelle varie sottosezioni dei grandi quadri di comando. L'oscurità cadeva in fasce orizzontali lungo le gallerie piene di strumenti e formava diagonali nere sulle passerelle in alto: avanzava come un corpo proliferante verso la solitaria spia verde sopra la metà «NON attivato» della leggenda rossa e verde, «Attivato — NON attivato» dipinta sullo zoccolo del trasmettitore.

— Non possiamo far nulla per modificare la natura del luogo dove vanno — disse Hawks. — E siamo arrivati al limite di ciò che possiamo fare per migliorare il modo di mandarceli. Mi sembra che resti una cosa sola da fare. Dobbiamo trovare un uomo diverso, per mandarlo lassù. Un uomo che non impazzisca quando si sente morire. — Guardò con aria interrogativa nell'interno della macchina.

— Al mondo c'è gente di tutti i generi — aggiunse. — Forse riusciremo a trovare un uomo che non abbia paura della Morte, ma che l'ami.

Latourette disse, amaramente: — Una specie di psicopatico.

— Forse. Credo comunque che abbiamo bisogno di un uomo simile. — Ormai, tutte le altre luci del laboratorio si erano spente. — Ciò significa che abbiamo bisogno di un uomo attratto da ciò che spinge gli altri alla demenza. E tanto più ne è attratto, tanto meglio è. Un uomo innamorato della Morte. — I suoi occhi si sfuocarono, lo sguardo si perse nell'infinito. — Quindi adesso sappiamo che cosa sono io. Un ruffiano.



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