Orson Scott Card

Il settimo figlio

A Emily Jan,

che non resterà mai

a corto d’incantesimi

I

MARIA LA SANGUINARIA

Quando doveva raccogliere le uova, la piccola Peggy agiva con estrema cautela. Rovistava nella paglia con la mano finché le sue dita non s’imbattevano in qualcosa di duro e pesante. Gli escrementi di pollo non la preoccupavano. In fin dei conti, quando alla locanda alloggiavano famiglie con bambini piccoli, la mamma non si faceva né in qua né in là nemmeno dinanzi ai pannolini più spettacolosi. Anche quando gli escrementi di pollo erano bagnati e filamentosi e le appiccicavano insieme le dita, la piccola Peggy non se ne dava per inteso, ma si limitava a farsi strada nella paglia, a chiudere le dita sull’uovo e a tirarlo fuori dal nido di legno. Tutto questo in punta di piedi su uno sgabello traballante, protendendo la mano in alto sopra la testa. La mamma diceva sempre che era troppo piccina per andare a prendere le uova, ma la piccola Peggy teneva a dimostrarle che non era vero. Tutti i giorni frugava in tutti i nidi e riportava a casa tutte le uova, senza lasciarne neanche uno. Sissignori, proprio così.

Tutti, si ripeteva mentalmente. Devo frugare in tutti quanti.

Poi la piccola Peggy tornò a guardare nell’angolo di nord-est, l’angolo più buio di tutto il pollaio, ed ecco lì Maria la Sanguinaria accovacciata nel suo nido, più brutta di un incubo di Satana, che con quegli occhiacci maligni scintillanti d’odio le diceva: vieni qui bambina e lasciati beccare. Voglio beccarti sul pollice e su tutte le altre dita, e se ti avvicini abbastanza e cerchi di prendermi l’uovo, ti beccherò anche in un occhio.

La maggior parte degli animali non possedeva una gran fiamma vitale, ma quella di Maria la Sanguinaria era bella forte e produceva fumo avvelenato.



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