
Me ne sono scordata. Ho guardato in tutti i nidi, in tutti, e se ne ho saltato uno è perché me ne sono scordata, scordata, scordata.
Tutti sapevano che Maria la Sanguinaria era una gallina assolutamente odiosa, e che comunque era troppo cattiva per deporre uova che non fossero marce.
Me ne sono scordata.
Quando entrò in casa col cestino delle uova, la mamma non aveva ancora finito di preparare il fuoco. La mamma ne fu così soddisfatta che permise alla piccola Peggy di mettere le uova una alla volta nell’acqua fredda; poi appese la pentola al gancio, che fece ruotare in modo da portarlo direttamente sul fuoco. Per bollire le uova non importa aspettare che la legna diventi brace, è una cosa che si può fare col fumo e tutto.
«Peg» disse papà.
Così si chiamava la mamma, ma papà non aveva pronunciato quel nome con la voce con cui di solito si rivolgeva alla mamma. L’aveva pronunciato con la voce alla piccola-Peggy-sei-nei-pasticci, e la piccola Peggy capì di essere stata scoperta, assolutamente scoperta, perciò si voltò di scatto e urlò quello che fin dall’inizio si era proposta di dire.
«Me ne sono scordata, papà!»
La mamma si voltò a guardare sorpresa la piccola Peggy. Ma papà non sembrò sorpreso, e si limitò a sollevare un sopracciglio. Aveva una mano dietro la schiena, e la piccola Peggy capì che in quella mano c’era un uovo. Lo schifosissimo uovo di Maria la Sanguinaria.
