Poi il cielo di colpo si squarciò, cominciando a rovesciare acqua sulla superficie della terra con tale violenza da strappare le foglie dagli alberi. La pioggia cadeva così fitta che per qualche momento la piccola Peggy non riuscì nemmeno più a vedere la fucina, e pensò che forse, era stata trascinata via dal torrente. Il nonno le aveva spiegato che quel torrente andava a finire nel fiume Hatrack, l’Hatrack si riversava nell’Hio, e l’Hio si scaraventava attraverso i boschi fino al Mizzipy, che a sua volta scendeva fino al mare; e il nonno aggiungeva che il mare beveva tanta di quell’acqua da farsi venire l’indigestione, e poi faceva i più immensi rutti che si potessero immaginare, e da quei rutti venivano fuori le nuvole. Rutti dal mare, e adesso la fucina avrebbe navigato fin laggiù, sarebbe stata inghiottita e poi ributtata fuori con un rutto, e un bel giorno lei se ne sarebbe andata a passeggio pensando ai fatti propri e qualche nuvola si sarebbe aperta e, plop!, la fucina sarebbe caduta giù tutt’intera con il vecchio Makepeace Smith intento a martellare sulla sua incudine come se nulla fosse accaduto.

Poi la pioggia diminuì appena, e quando la piccola Peggy tornò a rivolgere lo sguardo verso il basso la fucina era di nuovo al suo posto. Ma non fu questo ciò che vide. No, ciò che vide erano le faville che brillavano laggiù nella foresta, sull’Hatrack, là dove si trovava il guado, solo che oggi con quella pioggia nessuno avrebbe potuto attraversarlo. Faville, tante faville, e la piccola Peggy sapeva che ciascuna era una persona. Ormai non doveva nemmeno più pensarci, le veniva fatto, le bastava vederne la fiamma vitale per avvicinarsi e guardare dentro. Forse il futuro, forse il passato, in quella fiamma coesistevano tutte le visioni.



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