Ci doveva essere una logica, da qualche parte. — L’hai invitato al ricevimento? — chiesi.

— Ho invitato la sua ragazza. Richard non era in casa Lei mi ha detto che lui si trovava all’Istituto del Sonno, e allora io le ho chiesto cosa ci facesse laggiù, e lei «Spiega alle persone che cosa significano i loro sogni»; così, dopo aver riattaccato, ho incominciato a pensare al sogno di Lincoln e a che cosa ne avrebbe detto uno psichiatra: allora l’ho richiamata e li ho invitati entrambi, così potrò chiederglielo. Ma dal momento che non ho parlato direttamente con Richard e siccome poi lui voleva parlare a te, penso che sarebbe una buona idea se lo sentissi per accertarti che verranno davvero. E poi farai bene ad andare a coricarti, ragazzo. Hai l’aspetto di uno che sta per crollare.

Uscì. Rimasi fermo davanti al fuoco per un minuto, chiedendomi cosa mai Richard volesse da me. Eravamo stati buoni amici quando eravamo compagni di stanza al Duke, ma poi ci eravamo rivisti a malapena un paio di volte nei sei anni trascorsi dalla laurea. Lui era andato a New York per l’internato e poi era tornato a Washington per entrare nell’Istituto del Sonno, il che significava che era troppo impegnato per fare altro. Mi aveva chiamato esattamente una volta durante l’anno precedente, per farmi un’offerta di lavoro. Uno dei suoi pazienti, un pezzo grosso del Pentagono, stava facendo una ricerca sugli effetti a lungo termine della guerra del Vietnam e aveva bisogno di un ricercatore.

— Non mi interessa — avevo detto. — Non ho ancora capito tutti gli effetti a lungo termine della Guerra Civile.

— Sarebbe un incarico in cui potresti fare qualcosa di importante, invece di sprecare il tuo tempo a scovare fatti oscuri di cui non importa nulla a nessuno per qualche schiavista di scrittore — aveva ribattuto lui.



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