
Avevo giusto impiegato l’intera giornata cercando di scoprire perché il generale Longstreet calzasse pantofole da camera all’Antietam. Avevo scoperto che aveva le vesciche ai piedi, un fatto che Richard avrebbe sicuramente classificato come “fatto oscuro di cui non importa nulla a nessuno”. A Longstreet importava comunque molto, dal momento che si trovava in guerra, e importava anche a Broun, e per questo motivo io stavo lavorando per lui, ma non avevo voglia di provare a spiegarlo a Richard.
— Se questo lavoro al Pentagono è così importante, che ci fa il tipo fra i tuoi pazienti? — chiesi invece.
— Ha un disturbo del sonno.
— Bene, io al contrario dormo magnificamente — avevo concluso. — Digli grazie, ma… no grazie. — Mi chiesi se anche questa volta chiamasse per una proposta di lavoro. Broun aveva detto che Richard non gli aveva spiegato nulla, per cui probabilmente si trattava di quello, e io non ero in condizioni tali da starlo a sentire.
Decisi quindi di lasciar perdere, fare una doccia e poi tentare di dormire, ma mi ritrovai a pensare ancora a Richard, per cui decisi di chiamarlo e farla finita. Tornai nello studio di Broun per usare il telefono. Magari mi avrebbe risposto la ragazza di cui aveva parlato Broun, ma non fu così. Rispose Richard, e non aveva proposte di lavoro.
— Dove diavolo sei stato? Ti ho cercato dappertutto — disse.
— Ero nel West Virginia — risposi. — A parlare di un cavallo con un uomo. Di cosa mi volevi parlare?
— Niente. Comunque ormai è tardi. Broun aveva detto che mi avrebbe fatto richiamare — fece, quasi con tono di accusa. Perché dovevo continuamente trovarmi dentro a conversazioni di cui non capivo né capo né coda?
— Mi dispiace. Sono appena arrivato. Ma ascolta, possiamo comunque parlarne stasera al ricevimento.
Ci fu silenzio dall’altro capo.
— Verrai, vero? — aggiunsi. — Broun è davvero ansioso di parlare con te dei sogni di Lincoln.
