
«Non era coraggio» si oppose quietamente Jon Snow. «Era paura. È di quella che è morto. È di quella che era pieno il suo sguardo, Stark.» Gli occhi di Jon erano di un grigio talmente scuro da apparire neri. Occhi ai quali non sfuggiva niente. Aveva pressoché la medesima età di Robb, ma le analogie tra loro si fermavano a questo. Jon era tanto snello quanto Robb era muscoloso, scuro di carnagione quanto l’altro era chiaro, elegante e rapido quanto il fratellastro era massiccio e solido.
«Sono stati gli Estranei a rubargli lo sguardo» insisté Robb. «È stata una buona morte. Chi arriva al ponte per primo?»
«Forza» esclamò Jon spronando subito il cavallo.
Robb, colto di sorpresa, imprecò e si lanciò all’inseguimento. Galopparono a briglia sciolta lungo la pista, Robb che rideva e sfidava il fratello, Jon silenzioso e attento; gli zoccoli dei loro cavalli sollevavano fontane di neve.
Bran non fece neppure il tentativo di seguirli. Il suo pony non ce l’avrebbe mai fatta. Anche lui ricordava lo sguardo del condannato, e in quel momento non riusciva a pensare ad altro. Le risate di Robb svanirono in distanza e i boschi furono nuovamente silenziosi.
Era talmente immerso nei propri pensieri che non si rese conto che il resto del gruppo l’aveva raggiunto finché suo padre non arrivò a cavalcare accanto a lui.
«Tutto bene, Bran?» La sua voce non era priva di gentilezza.
«Sì, padre.» Bran alzò lo sguardo. In sella all’imponente destriero da guerra, avvolto in cuoio e pellicce, suo padre incombeva su di lui come un gigante. «Robb dice che quell’uomo è morto con coraggio. Jon invece dice che è morto pieno di paura.»
«E tu? Che cosa dici?»
Bran ci pensò sopra. «È possibile che un uomo che ha paura possa anche essere coraggioso?»
