Jon Snow, fratello bastardo di Bran, gli si accostò. «Tieni le redini ben strette» sussurrò «e non distogliere lo sguardo. Se lo farai, nostro padre lo saprà.»

Bran serrò le briglie con forza e non distolse lo sguardo.

Suo padre sferrò un unico colpo, preciso, definitivo. Sangue zampillò sulla neve, rosso come il vino dell’estate. Un cavallo arretrò bruscamente e il suo cavaliere tirò il morso per impedire che imbizzarrisse. Bran rimase a fissare il sangue come ipnotizzato. Il manto nevoso tutt’attorno al ceppo lo bevve in fretta, diventando sempre più purpureo.

La testa del condannato, staccata di netto dal corpo, rimbalzò alla base del ceppo e rotolò fino ai piedi di Theon Greyjoy. Theon aveva diciannove anni, era asciutto e scuro di carnagione. Erano ben poche le cose che non trovava divertenti. Scoppiò in una risata, appoggiò un piede contro la testa mozzata e le diede una spinta, mandandola a rotolare lontano.

«Idiota.» Jon aveva parlato a voce abbastanza bassa perché Theon non potesse udirlo. Mise una mano sulla spalla di Bran che sollevò gli occhi verso di lui. «Sei stato bravo» gli disse con solennità.

Di anni Jon ne aveva quattordici e aveva già visto all’opera molte volte la giustizia del re.


Il vento aveva cessato di soffiare e nel cielo il sole splendeva alto eppure, durante la lunga cavalcata per rientrare a Grande Inverno, il freddo pareva essere aumentato. Bran rimase assieme ai fratelli, molto più avanti del gruppo principale, il piccolo pony che faticava a tenere il passo con i cavalli più grossi.

«Il disertore è morto con coraggio» commentò Robb. Era un ragazzo grande e grosso e diventava più grande e più grosso ogni giorno che passava. Aveva la pelle chiara, i capelli scuri e gli occhi azzurri tipici dei Tully di Delta delle Acque, la Casa nobile dalla quale proveniva sua madre. «Quello, per lo meno, non gli mancava.»



17 из 997