Will la percepiva, la sentiva. Forse perché lui stesso aveva paura.

Era di guarnigione sulla Barriera da quattro anni. La prima volta che l’avevano mandato sull’altro lato tutte le antiche, sinistre storie gli erano tornate alla mente come una valanga. Aveva sentito le viscere attorcigliarsi e il sangue andare in acqua. In seguito ne aveva riso. Era un veterano adesso, con centinaia di pattugliamenti alle spalle. Per lui, non c’erano più terrori in agguato nella sterminata estensione verde scuro che quelli del Sud chiamavano la Foresta stregata.

O per lo meno, non c’erano stati terrori fino a quella notte. C’era qualcosa di diverso, quella notte, qualcosa che gli mandava brividi gelidi lungo la schiena: le tenebre, la loro densità. Erano fuori da nove giorni, e avevano cavalcato prima verso nord, poi verso nord-est, poi di nuovo verso nord, seguendo da vicino le tracce di una banda di bruti e allontanandosi sempre più dalla Barriera. Ogni giorno era stato peggiore del precedente.

E quel giorno era peggiore di tutti. Il vento gelido che soffiava da settentrione faceva oscillare e frusciare gli alberi della foresta come se fossero dotati di una loro vitalità interna. Per l’intera giornata Will non era stato in grado di scacciare la sensazione di essere osservato da occhi implacabili, paralizzanti, carichi d’odio. Anche Gared aveva avuto la stessa sensazione. E adesso Will aveva un’unica idea in mente: partire al galoppo sfrenato, tornare al più presto dietro la sicurezza della Barriera. Ma non era un’idea da condividere con il comandante.

Specialmente con un comandante come quello.



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