
Ser Waymar Royce era il più giovane rampollo di un’antica casata con fin troppi eredi. Era bello: diciott’anni, occhi grigi, asciutto come la lama di un coltello. In sella al suo mastodontico destriero nero, torreggiava su Will e Gared, che montavano cavalli di taglia ben più piccola. Indossava stivali di cuoio nero, pantaloni di lana nera, guanti di camoscio nero, tunica nera, gilè di pelle nera, il tutto ricoperto da un ampio giaccone di lucida stoffa borchiata, nera anch’essa. Aveva prestato giuramento come confratello dei Guardiani della notte solamente sei mesi prima, ma non si poteva certo dire che non si fosse preparato per la sua nuova vocazione e per i doveri che lo aspettavano. Per lo meno quanto all’abbigliamento. Il tocco finale, il mantello, era la degna corona dell’intero addobbo: pelliccia d’ermellino nero, spessa e soffice come un peccato di lussuria. «Deve averli fatti fuori tutti lui, quegli animaletti» aveva commentato acidamente Gared, mentre si faceva un bicchiere di vino quando ancora erano alla guarnigione. «Di persona, a uno a uno, con una bella tirata di collo, il nostro prode guerriero.» Gli altri Guardiani seduti attorno al tavolo ci si erano fatti sopra una risata.
Non era facile prendere ordini da qualcuno oggetto di sghignazzate da osteria. Mentre tremava di freddo in sella al cavallo, Will non poté fare a meno di pensarci. L’opinione di Gared non doveva essere molto diversa.
«Il lord comandante Mormont ci aveva ordinato di trovare le loro tracce, e noi le abbiamo trovate» disse Gared. «Sono morti. Non ci daranno altri fastidi. Abbiamo un duro cammino di ritorno. Non mi va come si sta mettendo il tempo. Se comincia a nevicare, rientrare diventerà un’impresa. E la neve è ancora poca cosa. Ti sei mai trovato in una tempesta di ghiaccio, mio signore?»
Il giovane nobile parve non udirlo. Continuò a studiare le ombre incombenti con quel suo modo di fare a metà strada fra il distratto e l’annoiato. Will era uscito di pattuglia con ser Waymar abbastanza volte da aver capito che era meglio non disturbarlo quando faceva così.
