
L’altro alzò le spalle, tutto contento. — È un inizio che vale come un altro. Dite pure.
Phil gli raccontò quello che aveva visto attraverso la finestra semioscurata. Dovette ammettere, pieno di vergogna e sotto il pungolo esperto dell’analista, di avere usato spesso la finestra come punto di osservazione. Quando poi si trattò di raccontare l’allucinazione vera e propria, si accorse che il ricordo lo faceva ancora tremare di paura, ma alla fine riuscì a dire tutto.
Il dottor Romadka sembrava estasiato, come se gli avessero mostrato un prezioso capolavoro artistico. — Meraviglioso! — commentò. — Raramente ho incontrato un simbolo così perfetto degli oscuri istinti sessuali della nostra società. Un satiro, o meglio una satiressa, pronta a dispensare amore e insieme a calpestare selvaggiamente. Mary ne sarebbe affascinata, ne sono sicuro, e insisterebbe per farne una delle sue bambole. — Sospirò, poi si riscosse dal suo rapimento estetico. — Naturalmente, Phil, non posso aspettarmi ora come ora che siate interessato al lato artistico della vostra attività inconscia. Voi volete sapere le cause, le origini. Ditemi, avete mai visto un cavallo?
— Una volta, al circo — ammise Phil.
— La mitologia greca rientra nei vostri interessi?
— Che io sappia no.
— Vi ricordate di aver visto lo spettacolo televisivo La puledra o la sexycommedia musicale La cavalla in amore, oppure l’antico film Fantasia?
Phil scosse la testa. L’analista annuì con aria pensosa. — Avete detto che il pelo le ricopriva tutto il busto, a partire da sotto i seni? E che le gambe erano dritte e terminavano con degli zoccoli?
— Non esattamente — lo corresse Phil, e descrisse i ciuffetti di pelo sulle caviglie e i garretti sottili come polsi.
