Miles si toccò il comunicatore da polso, uguale a quello che portava la moglie, anche se il suo, adattato per una dama Vor, aveva la forma di un braccialetto d’argento. — Ti chiamo non appena sono pronto a tornare per cambiarmi. — Fece un gesto verso il semplice vestito grigio che lei aveva già preparafo sulla cuccetta. Un’uniforme per i militari, un abito civile per i civili, sperando che il peso della storia di Barrayar, undici generazioni di Conti Vorkosigan sul groppone, compensasse la bassa statura e la sua schiena un po’ curva.

— E io che cosa dovrei indossare?

— Visto che dovrai rappresentare il mio intero seguito, qualcosa di molto efficace. — Fece un sorriso obliquo. — Quella blusa di seta rossa dovrebbe essere adeguata alla circostanza da riuscire a distrarre i nostri ospiti giù alla Stazione.

— Solo quelli di sesso maschile, amore — scherzò Ekaterin. — E se il loro capo della Sicurezza fosse una donna quad? Ma tu pensi che trovino i terricoli attraenti?

— In almeno un caso sì, a quanto pare — sospirò Miles. — È proprio per questo che è nato tutto questo pasticcio… comunque, siccome alcune parti della Stazione Graf sono a gravità zero, farai meglio a scegliere pantaloni piuttosto che gonne in stile barrayarano. Qualcosa che ti consenta libertà di movimento.

— Oh. Sì, certo.

Qualcuno bussò alla porta della cabina. — Milord?

Miles riconobbe la voce del suo armiere. — Sto arrivando, Roic. — Miles, trovandosi all’altezza del petto di Ekaterin, le rubò un abbraccio piacevolmente arrendevole e uscì nel corridoio angusto della nave.

Roic indossava una versione un po’ più semplice dell’uniforme Vorkosigan, appropriata al suo status di armiere Vor. — Vuole che prepari i bagagli per il trasferimento sull’ammiraglia barrayarana, Milord? — chiese.



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