
Miles esitò. Niente quarantena, aveva detto il tenente. E, a quanto pareva, non si trattava neanche di guerra aperta. O almeno non ancora. D’altra parte, non riusciva a immaginare l’Imperatore Gregor che interrompeva la sua luna di miele, tanto rimandata, per qualcosa di banale. — Meglio che prima veda che cosa ha scritto Gregor.
Ekaterin lo baciò e disse semplicemente: — D’accordo.
Miles sollevò alle labbra il comunicatore da polso personale e mormorò: — Armiere Roic… a rapporto nella mia cabina, subito.
Il disco-dati con il Sigillo Imperiale che il tenente consegnò a Miles poco dopo, recava la classificazione Personale, non Segreto.
Miles incaricò Roic, il suo attendente guardia del corpo, di occuparsi dei bagagli assieme a Smolyani, ma fece segno a Ekaterin di rimanere. Quindi inserì nel lettore il disco e lo fece partire. Si sedette sull’orlo del letto accanto a Ekaterin, conscio del calore e della solidità del suo corpo. Vedendo la preoccupazione nei suoi occhi le strinse la mano, per rassicurarla.
Il volto familiare dell’Imperatore Gregor Vorbarr comparve, magro, scuro, riservato. Nella leggera tensione delle sue labbra, Miles poté intuire una profonda irritazione.
— Mi dispiace interrompere la tua luna di miele, Miles — esordì Gregor. — Ma se ti abbiamo raggiunto, vuol dire che non hai cambiato itinerario. E quindi stavi comunque tornando verso casa.
E quindi il dispiacere era relativo, eh?
— Per mia fortuna e tua sfortuna, sei il più vicino, fisicamente, a questo pasticcio. In poche parole, una delle nostre flotte commerciali con base su Komarr ha fatto scalo in un porto nello spazio profondo vicino al Settore V, per fare rifornimento e trasferire parte del carico. Uno, o più, giungono voci contrastanti, degli ufficiali della scorta militare barrayarana hanno disertato, oppure sono stati rapiti. O forse sono stati assassinati, anche su questo le notizie non sono chiare.
