Inoltre sentiva aleggiare intorno una sensazione di pericolo che non aveva mai provato. Durante gli sbarchi precedenti aveva sempre saputo cosa avrebbe trovato: c'era la possibilità di incidenti, ma non di sorprese. Con Rama, invece, l'unica certezza era la sorpresa.

Adesso, la Endeavour si librava a meno di mille metri sopra il polo nord del cilindro, al centro esatto del disco rotante. Aveva scelto quell'estremità perché illuminata dal Sole. Per effetto della rotazione di Rama, le ombre delle basse, enigmatiche strutture che si ergevano in vicinanza dell'asse, si spostavano regolarmente sulla liscia superficie metallica. La faccia settentrionale di Rama era una gigantesca meridiana che misurava il rapido passaggio della sua giornata di quattro minuti.

L'atterraggio di un'astronave di cinquemila tonnellate al centro di un disco rotante non era il problema che assillava maggiormente Norton. Era più o meno come attraccare all'asse di una grossa stazione spaziale. I reattori laterali della Endeavour avevano già provveduto a impartire all'astronave una rotazione uguale a quella di Rama, e Norton sapeva che il tenente Joe Calvert era perfettamente in grado di farla scendere leggera come un fiocco di neve, con o senza l'aiuto del computer di navigazione.

— Fra tre minuti sapremo se è fatto di antimateria — disse Joe Calvert senza staccare gli occhi dallo schermo.

Norton fece una smorfia ricordando qualcuna delle più orripilanti teorie circa l'origine di Rama. Se quelle supposizioni improbabili rispondevano al vero, fra pochi secondi si sarebbe verificata la più potente esplosione da quando si era formato il sistema solare. La distruzione completa di diecimila tonnellate di materia sarebbe stata in grado di fornire in un attimo i pianeti di un secondo Sole.



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