Il suo corpo era costituito da un cilindro così geometricamente perfetto da sembrare tornito… se mai fosse esistito un tornio con un'apertura di cinquanta chilometri. Le due basi erano piatte, salvo alcune piccole sporgenze al centro di una faccia, ed avevano un diametro di venti chilometri. Visto sullo schermo, poteva sembrare uno scaldabagno.

Rama continuò a crescere fino a occupare tutto lo schermo. La sua superficie era di un grigio opaco, spento, come il grigiore della Luna, ed era liscia, salvo che in un punto, a metà della lunghezza, dove si vedeva una macchia, o un graffio, lungo un chilometro, come se qualcosa l'avesse urtato o strisciato chissà quanto tempo prima.

A occhio e croce, l'urto non aveva recato danni alle pareti rotanti di Rama, ma quella tacca era la causa della lieve variazione di luminosità scoperta da Stenton.

Le immagini delle microcamere non aggiunsero niente di interessante, anche se la misurazione del lievissimo campo gravitazionale di Rama fornì un altro dato fondamentale: la massa del cilindro.

Era troppo leggero per essere compatto. Rama doveva esser cavo.

L'incontro, a lungo atteso e temuto, era finalmente prossimo. L'umanità stava per accogliere il primo ospite venuto dalle stelle.

4

Il Comandante Norton ripensava a quelle prime trasmissioni TV negli ultimi minuti prima del rendez-vous. Ma c'era una cosa che nessuna immagine elettronica poteva rendere nella sua intierezza: la mole enorme di Rama.

Quando era sbarcato su corpi naturali come la Luna o Marte, non aveva mai avuto un'impressione simile. Quelli erano mondi ed era naturale che fossero grandi. Ma era anche sceso su Giove VIII, di poco più grande di Rama, e gli era parso molto piccolo.

Era facile spiegare il paradosso. Il suo giudizio era alterato dal fatto che Rama non era un corpo naturale, ma artificiale, ed era milioni di volte più grande e pesante di qualsiasi manufatto lanciato dall'uomo nello spazio. Rama aveva una massa di almeno dieci trilioni di tonnellate, cosa che non solo lasciava sbalordito qualunque spaziale, ma che incuteva anche terrore. Non c'è quindi da meravigliarsi se Norton si sentiva miserabilmente piccolo e depresso via via che quel cilindro di metallo, vecchio di ere, andava occupando sempre più spazio nel cielo.



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