
Ma cosa ci aspettavamo? si chiese Norton. Un comitato di ricevimento? Non sapeva se sentirsi deluso o provare sollievo. Ad ogni modo, sembrava toccasse a lui prendere l'iniziativa.
Aveva ordine di aspettare ventiquattr'ore prima di dare inizio all'esplorazione. Nessuno dormì molto, quel primo giorno. Anche i membri dell'equipaggio fuori servizio passarono le ore a sorvegliare le sonde automatiche, che non diedero alcun risultato, o a guardare dagli oblò il panorama rigidamente geometrico. È vivo o è morto questo mondo? continuavano a chiedersi. O è solo addormentato?
Alla sua prima uscita, Norton prese con sé un solo compagno: il vicecomandante Karl Mercer, il suo abile e tenace ufficiale addetto ai sistemi di sopravvivenza. Non aveva intenzione di allontanarsi dall'astronave fino a perderla di vista, e se si fossero presentati rischi, non era detto che un drappello più numeroso avrebbe avuto maggiori probabilità di cavarsela. Però, per precauzione, ordinò che altri due membri equipaggiati di tutto punto stessero pronti vicino al portello stagno.
I pochi grammi di peso che il campo gravitazionale e quello centrifugo di Rama conferivano loro, non erano né d'aiuto né d'impaccio. Appena possibile, Nortpn aveva deciso di installare una rete di cavi-guida dall'astronave alle scatole di pillole, per potersi muovere senza sprecare propellente.
La scatola di pillole più vicina distava solo dieci metri dal portello, e prima cura di Norton fu di assicurarsi che il contatto non avesse danneggiato l'astronave. La chiglia dell'Endeavour era appoggiata alla parete ricurva grazie a una spinta di parecchie tonnellate, ma la pressione era distribuita regolarmente. Rassicurato, cominciò a fluttuare intorno alla struttura circolare, cercando di scoprire a cosa serviva.
