
Aveva percorso soli pochi metri quando s'imbatté in un'interruzione della liscia parete metallica. Dapprima la scambiò per una decorazione, in quanto non riusciva a capirne l'utilità. Nel metallo erano profondamente scavate sei tacche o fessure, e in ciascuna di queste era inserita una sbarra di metallo, cosicché quelle sei sbarre parevano raggi di una ruota senza cerehione, con un piccolo mozzo al centro. Ma non c'era modo di far girare la ruota, incastrata com'era nella parete.
Poi si accorse, con eccitazione crescente, che, all'estremità di ogni raggio, l'incavo sottostante era più profondo, e largo quel tanto da poterci comodamente infilare la mano. Stando davanti alla parete e afferrando l'estremità di due raggi con le mani…
Liscia come seta, la ruota uscì dall'incavo, e con sua grande sorpresa, perché era convinto che il tempo e il vuoto avessero immobilizzato ormai tutte le parti mobili. Norton si ritrovò a impugnare un ruota raggiata, come il nocchiero di un'antica nave la ruota del timone.
Fu contento che la visiera antisole del casco non consentisse a Mercer di vedere la sua espressione. Era sorpreso, ma anche arrabbiato con se stesso, nel timore di avere già commesso il primo sbaglio. Forse, all'interno di Rama stava suonando l'allarme, e il suo gesto sconsiderato aveva messo in azione qualche meccanismo inarrestabile.
Ma la Endeavour non rilevò nessun cambiamento, i suoi sensori continuavano a captare solo leggeri crepitii termici.
— Be', Comandante, avete intenzione di girarla?
Ancora una volta, Norton ricordò le istruzioni ricevute: Agite a vostra discrezione, ma con cautela.
Ma se avesse dovuto chiedere il parere del Controllo Missione prima di ogni mossa, non sarebbe andato avanti di un passo.
