
— Scusami se ho tardato di un giorno a trasmettere — disse Norton dopo aver finito di dettare gli indirizzi, — ma, che tu lo creda o no, sono stato fuori per trenta ore.
«Non aver paura, la situazione è sotto controllo, e tutto fila alla perfezione. Ci sono voluti quasi due giorni, ma finalmente siamo riusciti a trovare il modo di uscire dal compartimento stagno. Se avessimo capito come comportarci, ce la saremmo sbrigata in due ore. Ma non volendo correre rischi, abbiamo prima immesso delle telecamere e abbiamo esaminato, centimetro per centimetro, i portelli per essere sicuri che non si chiudessero alle spalle dopo il nostro ingresso.
«Ogni compartimento è costituito da un cilindro girevole con un'apertura laterale. Si entra in questa apertura, si imprime al cilindro una rotazione di ottanta gradi, e l'apertura viene a trovarsi in corrispondenza di un'altra, identica, da cui si entra in Rama. Fluttuando, naturalmente.
«I ramani hanno fatto le cose per bene. Ci sono tre compartimenti stagni cilindrici, uno dopo l'altro, immediatamente sotto la corazza esterna dello scafo e sotto l'imboccatura della scatola di pillole che funge da accesso. Non riesco a immaginare come sia possibile guastarli, salvo mettendoci un esplosivo. Nel caso che un compartimento non funzioni, ce ne sono altri due.
«E questo non è ancora niente! L'ultimo portello si apre su un corridoio dritto lungo circa mezzo chilometro. È pulito e in ordine perfetto, come del resto tutto quello che abbiamo visto finora. A intervalli di qualche metro ci sono piccoli fori, in cui probabilmente erano installate delle luci, ma che adesso sono spente, e ti confesso, fanno un po' paura. Ci sono anche due fessure parallele, larghe circa un centimetro, che corrono per tutta la lunghezza del tunnel. Pensiamo che fossero rotaie su cui correvano vagoncini adibiti al trasporto del materiale o delle persone. Se li avessimo trovati, ci saremmo risparmiati un bel po' di fatica… posto che fossimo riusciti a farli funzionare.
