
C'erano voluti più di 120 anni per collezionare i dati dei primi mille asteroidi, dal giorno della scoperta di Cerere, il maggiore di quei minuscoli mondi, avvenuta il 1° gennaio del 1800. Ne erano stati scoperti, persi e riscoperti a centinaia; ne esistevano a sciami, in quantità tale che un astronomo esasperato li aveva battezzati le zanzare del cielo. Sarebbe rimasto a bocca aperta se avesse saputo che la Guardia Spaziale seguiva le tracce di circa mezzo milione di asteroidi.
Solo i cinque giganti, Cerere, Pallade, Giunone, Eunomia e Vesta, avevano un diametro che superava i duecento chilometri. La grande maggioranza era costituita da grossi macigni che avrebbero potuto essere sistemati in un parco di modeste proporzioni. Si muovevano quasi tutti seguendo un'orbita esterna a Marte. Solo quei pochi che si erano spinti più vicino al Sole e potevano costituire un pericolo potenziale per la Terra, erano seguiti con particolare attenzione dalla Guardia Spaziale. E nemmeno uno, fra i mille e più che erano, sarebbe passato a meno di un milione di chilometri dalla Terra nel corso della storia futura del sistema solare.
L'oggetto che inizialmente venne catalogato come 31/439, secondo l'anno e l'ordine di scoperta, fu avvistato quando si trovava ancora al di là dell'orbita di Giove. La sua posizione non aveva niente di insolito, molti asteroidi arrivavano fin oltre Saturno prima di iniziare il percorso a ritroso verso il loro lontano padrone, il Sole. E Thule II, il più lontano di tutti, ruotava talmente vicino a Urano che avrebbe anche potuto essere una luna perduta di quel pianeta.
