
Fu a questo punto che i calcolatori cominciarono a far lampeggiare il segnale di pre-allarme, e per la prima volta l'attenzione dell'umanità si appuntò su 31/439. Ci fu un momento di confusione al quartier generale della Guardia Spaziale, dopo di che il vagabondo interstellare venne rapidamente contrassegnato con un nome, invece del numero. Gli astronomi avevano da tempo dato fondo alla riserva della mitologia greco-romana, e adesso stavano saccheggiando il panteon indù. 31/439 fu battezzato Rama.
Per qualche giorno tutti i mezzi di comunicazione si occuparono prevalentemente dell'ospite, facendo una gran confusione, anche perché ostacolati dalla scarsezza d'informazioni. Di Rama erano note solo due cose: l'orbita insolita e la grandezza approssimativa. Ma quest'ultima era più che altro un'ipotesi degli scienziati, dedotta sulla forza dell'eco radar. Al telescopio, Rama appariva come una stella di quindicèsima grandezza, troppo piccola per essere un disco visibile. Ma nel suo viaggio verso il cuore del sistema solare, sarebbe diventato di mese in mese più grande e luminoso. Prima della sua scomparsa definitiva, gli osservatori orbitanti sarebbero stati in grado di raccogliere informazioni più precise sulla sua forma e dimensioni.
