
«Ora è gelido e buio, e apparentemente morto, e credo di sapere perché. Può darsi che i ramani non avessero scelta, costretti forse a fuggire da qualche catastrofe, ma sbagliarono i calcoli.
«Un'ecologia chiusa non può essere efficiente al cento per cento. Ci sono sempre sprechi, perdite, una degradazione dell'ambiente e un aumento di agenti inquinanti. Ci vorranno forse miliardi di anni per avvelenare e rendere sterile un pianeta, ma alla fine si arriverà a questo risultato. Gli oceani si prosciugheranno e l'atmosfera scomparirà.
«Secondo il nostro standard Rama è enorme, eppure come pianeta è piccolissimo. I miei calcoli, basati sulle perdite dello scafo, e su alcune supposizioni logiche sulla durata dei cicli biologici, stanno a indicare che la sua ecologia sia potuta sopravvivere per qualche migliaio di anni circa… diciamo diecimila al massimo.
«È un periodo abbastanza lungo, data la velocità di Rama, per consentirgli di passare vicino ai numerosi soli che si trovano al centro della galassia. Ma non nel braccio della spirale dove sono molto più radi. Rama è una nave che ha esaurito le provviste di bordo prima di arrivare alla meta. È un relitto che viaggia tra le stelle.
«A questa teoria si potrebbe portare un'obiezione fondata, che mi affretto a esporre subito. L'orbita di Rama è calcolata con tale precisione che il suo ingresso nel sistema solare non è certo accidentale. Dirò solo che passa troppo vicino al Sole per avere un margine sufficiente di sicurezza, tanto che, ad esempio, la nostra Endeavour dovrà staccarsene un bel po' prima del perielio per evitare il surriscaldamento.
«Non pretendo di sapere tutto. Forse Rama è dotato di un sistema di guida automatico ancora funzionante, che gli consente di avvicinarsi alla stella più adatta anche dopo la scomparsa dei suoi costruttori.
