— Sissignora. Ma devi scusarli, perché hanno avuto molto da fare.

— Oh, non dubito che abbiano lavorato col cervello e con le dita. Ma non col corpo… non hanno eseguito un vero lavoro misurabile in chilogrammetri. E invece è necessario che lo facciano, se vogliamo esplorare Rama.

— Dici che sarà possibile?

— Sì, se agiamo con cautela. Karl e io abbiamo elaborato uno schema che implica un consumo minimo di energie, basandosi sul presupposto che a partire dal secondo livello si possa fare a meno del respiratore. Il fatto che qui dentro ci sia un'atmosfera respirabile è stata la più grande fortuna che ci potesse capitare, e cambia totalmente il quadro logistico. Non riesco ancora a convincermi che esista un mondo dotato di ossigeno… Comunque, basteranno le provviste di viveri e acqua, le tute termiche e gli attrezzi indispensabili. La discesa sarà facile, a quanto pare si può farla quasi tutta scivolando lungo la ringhiera.

— Ho messo gli scim al lavoro: stanno fabbricando una slitta con paracadute frenante. Anche se sarà meglio non arrischiarci troppo ad adoperarla per il trasporto degli uomini, servirà per le provviste e gli attrezzi.

— Ottima idea. Così arriveremo giù in dieci minuti invece che in un'ora. La durata della salita è più difficile da valutare. Credo che ci vorranno sei ore, compresi due intervalli di un'ora. In seguito, quando ci saremo impratichiti, e i nostri muscoli saranno un po' più robusti, ci metteremo meno tempo.

— E i fattori psicologici?

— Difficili da prevedere data l'assoluta novità dell'ambiente. Penso che forse il problema più grosso sarà il buio.

— Installeremo riflettori lungo il mozzo. Oltre alle lampade personali, ogni squadra avrà un suo riflettore per illuminare il tragitto.



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