G. Wells La stella. L'aveva letto per la prima volta da bambino, e quel libro aveva contribuito a destare il suo interesse per l'astronomia. Dopo duecento anni da quando era stato scritto, non aveva ancora perso niente del suo fascino e del suo orrore. Stenton non avrebbe mai dimenticato le immagini degli uragani, delle ondate di marea, delle città inghiottite dal mare, quando quell'altro visitatore venuto dalle stelle aveva urtato Giove e poi era precipitato in direzione della Terra.

D'accordo, la stella descritta da Wells non era fredda ma incandescente ed era stato il suo calore a provocare la maggior parte delle distruzioni. Ma importava poco: anche se Rama era un corpo freddo che rifletteva solo la luce del Sole, la sua forza di gravità avrebbe potuto essere altrettanto letale del fuoco.

Qualsiasi massa stellare che si introduca all'interno del sistema solare provoca una distorsione delle orbite planetarie. Basterebbe che la Terra si spostasse di pochi milioni di chilometri in direzione del Sole, o in senso opposto, perché il delicato equilibrio del clima andasse distrutto. La calotta antartica si scioglierebbe e tutte le zone pianeggianti verrebbero inondate; oppure gli oceani gelerebbero e il mondo diventerebbe prigioniero di un inverno senza fine. Basterebbe una piccola spinta in una delle due direzioni…

Poi Stenton si rilassò mandando un sospiro di sollievo. Quante sciocchezze… c'era da vergognarsi. Rama non poteva essere fatto di materia condensata. Nessuna massa di dimensioni stellari poteva penetrare tanto in profondità nel sistema solare senza produrre perturbazioni tali da essere rilevate già da tempo. Avrebbe influenzato l'orbita di tutti i pianeti… in fondo, era stato proprio così che gli astronomi avevano scoperto Nettuno, Plutone, e Persefone. No, era assolutamente impossibile che un oggetto tanto massiccio come un sole morto riuscisse ad arrivare fin lì senza che nessuno se ne fosse accorto.



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