Stenton non seppe quello che aveva scoperto fino al giorno dopo, quando poté usufruire del calcolatore per elaborare i risultati delle osservazioni. E anche quando il risultato apparve sullo schermo che gli avevano messo a disposizione, passò qualche minuto prima che riuscisse ad afferrarne il senso.

La luce solare riflessa da Rama, dopotutto, non era costante nella sua intensità. C'era una piccolissima variazione, difficile da scoprire, ma inconfondibile ed estremamente regolare. Rama, come tutti gli altri asteroidi, ruotava, ma mentre il giorno normale di un asteroide durava alcune ore, quello di Rama era di soli quattro minuti.

Stenton eseguì alcuni rapidi calcoli, e rimase incredulo davanti ai risultati. All'equatore quel mondo minuscolo doveva ruotare a più di mille chilometri l'ora. Sarebbe stato molto pericoloso tentare un atterraggio in un qualsiasi punto diverso dai poli, in quanto la forza centrifuga all'equatore sarebbe stata così potente da respingere qualsiasi oggetto libero a un'accelerazione pari quasi alla gravità terrestre. Rama era una pietra rotolante su cui non sarebbe mai riuscito a depositarsi il muschio cosmico. Era già incredibile che un corpo come quello fosse riuscito a mantenersi compatto e non si fosse scisso in milioni di frammenti.

Un oggetto del diametro di quaranta chilometri, con un periodo di rotazione di soli quattro minuti… come poteva rientrare nello schema astronomico delle cose? Il dottor Stenton era un uomo dotato di fantasia, ma un po' troppo incline a saltare alle conclusioni, e in questo caso saltò a quella che gli avrebbe procurato qualche minuto alquanto spiacevole.

L'unico esemplare dello zoo celeste che si adattava alle caratteristiche di Rama era la stella spenta. Forse Rama era un sole morto, una sfera di neutronio che ruotava impazzita, ogni suo centimetro cubo pesava miliardi di tonnellate.

A questo punto, tornò improvvisamente all'inorridita memoria di Stenton l'intramontabile classico di H.



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