
«‘È ridicolo’ rispose il prete. ‘Tu puoi vivere benissimo: non c’è nulla di male in te, tranne il tuo autocompiacimento. Tua madre ha bisogno di te, e ancor più tua sorella. In quanto a tuo fratello, era posseduto dal demonio’. A queste parole rimasi talmente sconvolto da non riuscire a protestare. Il diavolo era l’artefice delle visioni, continuò. Il diavolo imperversava. L’intera terra di Francia era sotto l’influenza del Maligno, e la Rivoluzione era stata il suo massimo trionfo. Nulla avrebbe potuto salvare mio fratello tranne l’esorcismo, la preghiera e il digiuno, uomini che lo tenessero stretto quando il diavolo infuriava nel suo corpo e cercava di agitarlo. ‘È il diavolo che l’ha scaraventato giù dalle scale; è lampante!’ dichiarò. ‘In quella stanza tu non stavi parlando con tuo fratello, ma col demonio!’ Mi mandò su tutte le furie. Pensavo di essere già stato portato al limite estremo, ma non era così. Il prete continuò a parlare del demonio, del woodoo tra gli schiavi e di casi d’invasamento in altre parti del mondo. E io esplosi. Distrussi la stanza nel tentativo di ammazzarlo».
«Ma la sua forza… il vampiro…?»
«Ero fuori di me» spiegò il vampiro. «Feci cose che in condizioni normali non avrei mai fatto. La scena è confusa, sbiadita, fantastica… ricordo solo che lo trascinai fuori dalla porta dietro la casa, attraverso il cortile, in cucina; e lì gli sbattei la testa contro la parete di mattoni fin quasi a ucciderlo.
