
«Ma negli indemoniati ci credeva».
«Quella è un’idea molto più accettabile» rispose immediatamente il vampiro. «Chi ha smesso di credere in Dio o nel bene continua lo stesso a credere nel diavolo. Non so perché. No, anzi, lo so: il male è sempre possibile. E il bene è eternamente difficile. Ma capisci che parlare d’invasamento è solo un modo per dare del pazzo a qualcuno. Ebbi questa netta sensazione con quel prete. Sono sicuro che vide la follia. Forse gli era capitato di trovarsi di fronte a un pazzo furioso e l’aveva dichiarato indemoniato. Non è detto che si debba per forza vedere Satana quando si pratica un esorcismo… ma avere davanti un santo e affermare che le sue visioni siano tutte fantasie… no, è puro egoismo rifiutare di credere che sia potuto succedere tra noi».
«Non lo avevo mai considerato da questo punto di vista» disse il ragazzo. «Ma a lei cosa accadde? Mi stava dicendo che per curarla le avevano fatto un salasso… deve averla quasi uccisa».
Il vampiro rise. «Sì, naturalmente. Ma il vampiro tornò quella notte stessa. Voleva Pointe du Lac, la mia piantagione.
«Era molto tardi. Mia sorella si era appena addormentata.
Ricordo tutto come fosse ieri. Entrò dal cortile, aprendo le porte-finestre senza un rumore… un uomo alto, di carnagione chiara, con una massa di capelli biondi e movimenti aggraziati, quasi felini. Con garbo dispose uno scialle sugli occhi di mia sorella e abbassò lo stoppino della lampada. Mia sorella sonnecchiava accanto al bacile e al panno con cui aveva inumidito la mia fronte; restò sotto quello scialle senza agitarsi neppure una volta fino al mattino. Ma nel frattempo, io avevo subito una metamorfosi».
