
«Mi spieghi».
Il vampiro sospirò. Si appoggiò allo schienale della sedia, fissando le pareti. «Sulle prime pensai si trattasse d’un altro dottore, o di qualcuno convocato dalla famiglia per tentare di farmi ragionare; ma quel sospetto sparì immediatamente. Si avvicinò al mio letto e si chinò in modo che il suo viso fosse illuminato dalla lampada, e vidi che non poteva essere un uomo normale. I suoi occhi grigi parevano incandescenti e le lunghe mani bianche che gli pendevano ai lati del corpo non erano quelle di un essere umano. Credo che tutto mi sia stato chiaro fin da quel primo istante e quello che mi disse era solo una conseguenza. Voglio dire che nel momento in cui lo vidi, in cui vidi quell’aura innaturale e percepii ch’era una creatura a me sconosciuta, io mi ridussi a nulla. Quell’Io che non riusciva ad accettare la presenza di un essere straordinario accanto a sé fu annientato. Tutte le mie costruzioni mentali, e persino il mio senso di colpa e la voglia di morire, mi sembravano ormai prive di senso. Mi dimenticai completamente di me stesso!» si toccò silenziosamente il petto col pugno. «Di me stesso, nel modo più assoluto. E in quell’istante seppi perfettamente il significato delle nuove possibilità che mi si schiudevano. Da allora in poi provai soltanto una crescente meraviglia. Quando mi parlò e mi disse che cosa potevo diventare, qual era stata e quale sarebbe stata la sua vita, il mio passato divenne cenere. Analizzai la mia vita come fosse quella di un altro… la vanità, l’egoismo, la fuga costante dalle piccole seccature, la devozione formale a Dio, alla Vergine e a un sacco di santi i cui nomi riempivano i miei libri di preghiera e nessuno dei quali, tuttavia, incideva minimamente nella mia esistenza meschina, materialistica e interessata. Vidi i miei veri dèi… gli dèi della maggior parte degli uomini. Il cibo, il bere, e la sicurezza nel conformismo. Cenere».
