— Le spiacerebbe se traducessi la sua «masque» in inglese? — chiese, con la voce che vibrava come un diapason in fase calante.

Phil girò sui tacchi e s’allontanò.

Allora pensai per un secondo che il vegano stesse male, finché mi ricordai che la risata d’un vegano sembra la tosse d’un capro. Di solito mi tengo alla larga da queste creature e dai loro luoghi di soggiorno.

— Siediti — disse Lorel, piuttosto a disagio dietro la pipa.

Abbrancai una sedia e sedetti di fronte a loro.

— Okay.

— Cort scriverà un libro — asserì Lorel.

— Così hai detto.

— Sulla Terra.

Annuii.

— Ha espresso il desiderio che tu gli faccia da guida in un giro di certi Vecchi Posti…

— Sono onorato — dissi piuttosto rigidamente. — E sono anche curioso di sapere cos’ha determinato la sua scelta.

— E anche più curioso di sapere quello che io conosco di lei, eh? — replicò il vegano.

— Sì, certo — concessi. — Al duecento per cento.

— Ho chiesto ad una macchina.

— Bene. Adesso lo so.

M’appoggiai all’indietro e finii il liquore.

— Sono partito consultando il Registro Generale della Terra quando ho avuto l’idea di questo progetto, tanto per avere qualche dato indicativo sull’umanità: poi, quando ho trovato un esemplare interessante, mi sono rivolto ai Banchi-memoria del Personale Terrestre…

— Mm-hm — feci.

— … e mi ha più impressionato quello che non dicevano di lei di quello che dicevano.

Scrollai le spalle.

— Ci sono molti vuoti nella sua biografia. Anche adesso nessuno sa davvero cosa lei faccia per gran parte del suo tempo… E tanto per sapere, quand’è nato?

— Non lo so. Era un piccolo villaggio della Grecia, e quell’anno erano finiti i calendari. Comunque mi dicono che fosse Natale.



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