
— Se la cosa ti fa felice…
La luna spinse la sua faccia butterata sul davanzale della finestra per canzonarmi. Non potevo raggiungere la luna, e nemmeno la finestra, così distolsi lo sguardo. La notte era fredda, era umida, era nebbiosa, come sempre da queste parti.
— Il Commissario per le Arti, i Monumenti e gli Archivi del pianeta Terra non è proprio il tipo da abbattere l’Albero del Mondo — gracchiai.
— Mio caro kallikanzaros — rispose lei troppo in fretta, — non ho detto questo. Ma ogni anno ci sono sempre meno campane, e non sono solo i desideri che contano. Ho questa sensazione che tu cambierai le cose, in qualche modo. Forse…
— Ti sbagli, Cassandra.
— E ho paura, e freddo…
E lei era deliziosa nell’oscurità, e così la strinsi nelle mie braccia per tenerla lontana da quel freddo tanto nebbioso.
Nel tentare di ricostruire gli avvenimenti dei sei mesi scorsi, capisco adesso che, mentre noi creavamo mura di passione attorno al nostro Ottobre e all’isola di Kos, la Terra era già caduta nelle mani di quei poteri che distruggono ogni Ottobre. Schierate in buon ordine, le forze della distruzione finale avanzavano col passo dell’oca tra le rovine: prive di volto, ineluttabili, le braccia alzate. Cort Myshtigo era atterrato a Port-au-Prince sul vecchio Sol-Bus Nine, che lo aveva portato da Titano assieme ad una quantità di camicie e scarpe, biancheria intima, calze, vini assortiti, medicinali vari, e le ultime notizie del mondo civile. Un ricco ed influente galatto-giornalista, l’amico. Quanto ricco, non l’avremmo saputo per diverse settimane; quanto influente, l’ho scoperto solo cinque giorni fa.
Mentre vagavamo tra gli uliveti inselvatichiti, ci avventuravamo tra le rovine del castello Franco, o mescolavamo le nostre tracce con le impronte a forma di geroglifico dei gabbiani, là sulle umide sabbie della spiaggia di Kos, bruciavamo il tempo in attesa d’un riscatto che non poteva arrivare, che non avremmo mai dovuto aspettare, in realtà.
