
— «Rodos dactylos Aurora…» — disse lei, con un cenno.
— Sì — dissi io, annuendo, — dita rosa e affascinanti.
— Godiamocela.
— Sì. Scusa.
Finimmo il caffè e restammo seduti a fumare.
— Mi sento depresso — dissi.
— Lo so — ribatté lei, — ma non lo devi essere.
— Non posso farci niente. Devo andarmene e lasciarti, e questo è deprimente.
— Potrebbero essere solo poche settimane. L’hai detto tu stesso. Poi tornerai.
— Lo spero — dissi. — Se ci vuole più tempo, comunque, ti manderò a prendere. Non so ancora dove mi sbatteranno.
— Chi è Cort Myshtigo?
— Un tizio vegano, giornalista. Un tipo importante. Vuole scrivere qualcosa su quello che resta della Terra. E così devo andarglielo a mostrare. Io. Personalmente. Maledizione!
— Uno che si prende una vacanza di dieci mesi per andare a fare un giro in barca non può lamentarsi d’aver troppo lavoro.
— Io posso lamentarmi, e lo farò. Il mio lavoro dovrebbe essere una sinecura.
— Perché?
— Principalmente perché io l’ho organizzato in questo modo. Ho lavorato duro per venti anni per rendere com’è adesso il Dipartimento Arti, Monumenti e Archivi, e dieci anni fa sono giunto a far sì che il mio staff fosse in grado di cavarsela da solo in quasi tutte le situazioni. Così me ne sono andato in santa pace, tornando solo di tanto in tanto per firmare qualche documento, e facendo ciò che più mi aggrada nel frattempo. E adesso quest’umiliazione! Io, un Commissario, devo far da guida ad uno scribacchino vegano in un tour che qualsiasi impiegato del mio staff potrebbe dirigere! I Vegani non sono dèi!
— Aspetta un attimo — intervenne lei. — Venti anni? Dieci anni!
La sensazione di sprofondare.
