
— Dicono che non sono nativi della Terra — m’informò lei, guardandolo sparire, — e che sono stati portati qui da Titano, per zoo e cose del genere.
— È vero.
— … E che sono sfuggiti al controllo durante i Tre Giorni e sono diventati selvatici, e qui sono cresciuti in grandezza molto più che sul loro mondo.
— Una volta ne ho visto uno con un’apertura alare di nove metri e mezzo.
— Il mio prozio mi ha raccontato una volta una storia che aveva sentito ad Atene — ricordò lei, — su un uomo che ne uccise uno senza armi. Il pipiragno l’aveva preso su dal molo dov’era seduto, nel Pireo, e lui gli ruppe il collo con le mani. Caddero giù nella baia per una trentina di metri. L’uomo sopravvisse.
— È stato molto tempo fa — rammentai — prima che l’Ufficio iniziasse la sua campagna per lo sterminio di quelle creature. Ce n’erano molti di più in giro, e in quei giorni erano piuttosto audaci. Adesso si tengono lontani dalle città.
— Il nome dell’uomo era Konstantin, se ricordo bene la storia. Non potresti essere stato tu?
— Il suo cognome era Karaghiosis.
— Tu sei Karaghiosis?
— Se così vuoi. Perché?
— Perché più tardi fu uno dei fondatori della Radpol (Radical policy, gruppo politico radicale) Ritornista ad Atene, e tu hai mani molto forti.
— Tu sei Ritornista?
— Sì. E tu?
— Io lavoro per l’Ufficio. Non ho opinioni politiche.
— Karaghiosis ha bombardato degli edifici.
— Certo che l’ha fatto.
— Ti spiace che li abbia bombardati?
— No.
— Non è che io sappia molto di te, no?
— Sai tutto di me. Non hai altro che da chiedere. Sono un tipo piuttosto semplice. Sta arrivando il mio aereo-taxi.
— Non sento niente.
