
— Perché stai piangendo? — mi chiese lei d’improvviso.
— Sto pensando al dipinto dello scudo d’Achille — dissi, — e a che terribile cosa sia essere una bestia educata, e non sto piangendo. Mi stanno cadendo addosso le foglie.
— Farò ancora un po’ di caffè.
Intanto che lei lo preparava io lavai le tazzine, e le dissi di prendersi cura della Vanitie mentre ero fuori, e di tenerla pronta nel bacino di carenaggio nel caso l’avessi mandata a chiamare. Lei disse che l’avrebbe fatto.
Il sole si alzava sempre più nel cielo, e dopo un po’ giunse un rumore di martello dal cortile del vecchio Aldones, il costruttore di bare. I ciclamini s’erano svegliati e la brezza ci portava la loro fragranza dai campi. Alto sopra di noi, come un nero segno di sventura, un pipiragno attraversò il cielo verso la terraferma. Avrei dato la testa per poter stringere le dita sul calcio d’una calibro trentasei, fare un bel po’ di rumore, e vederlo cadere. Ma le uniche armi da fuoco, per quello che sapevo, erano a bordo della Vanitie, e così mi limitai a vederlo svanire.
