— Hamser Chohn, Cittadino del Quinto Distretto! Fa’ un passo avanti, figliolo.

Fratello Jarles fece una smorfia. Nello stato d’animo in cui si trovava il suono di quella voce stridula gli dava ai nervi in maniera insopportabile. Chissà perché lo avevano messo in coppia proprio con Fratello Chulian! E chissà perché, le regole della Gerarchia prescrivevano ai sacerdoti di lavorare sempre in due e mai da soli!

Per la verità, lui la ragione la sapeva. In quel modo potevano spiarsi a vicenda e stendere dettagliati rapporti l’uno sul conto dell’altro. E così la Gerarchia era sempre informata di tutto.

Sforzandosi di non lasciar trapelare le proprie emozioni, Fratello Jarles si voltò. I suoi occhi evitarono automaticamente il volto del quarto cittadino, allineato, insieme agli altri, davanti a lui e a Fratello Chulian.

Quest’ultimo, grasso, gli occhi azzurri, le guance cascanti e il cranio tonsurato, stava consultando le liste di lavoro, stampate con una tecnica rudimentale a uso dei cittadini comuni, i quali non sapevano (e non dovevano sapere) dell’esistenza dei nastri di lettura. In realtà, lui non aveva alcun motivo per odiare Fratello Chulian; era un sacerdote qualsiasi del Secondo Circolo, nient’altro che un bambino presuntuoso.

Eppure si può odiare anche un bambino presuntuoso, quando esercita su un gruppo di adulti i poteri del maestro, del ministro e del genitore.

C’era solo una nota positiva in quella odiosa situazione: quella particolare incombenza, che Jarles trovava tanto sgradevole, sollecitava a tal punto la burbanza di Chulian, che era sempre disposto ad assolverla interamente da solo.

Il piccolo sacerdote grasso sollevò gli occhi dall’elenco per squadrare il robusto giovanotto che, in piedi di fronte a lui, stava nervosamente torcendo fra le mani, grandi e callose, un cappello sformato, movimento che interrompeva ogni due o tre secondi per strofinare a turno le palme contro la stoffa grezza del grembiule.



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