
2
— Fratello Jarles ha cominciato ad arringare la folla nella Grande Piazza, vostra luminosa arcipretura.
— Bene! Fammi pervenire un rapporto dettagliato al Sommo Concilio non appena avrà finito.
Fratello Goniface, sacerdote del Settimo Circolo, arciprete e principale esponente dei Realisti all’interno del Sommo Concilio, sorrise, ma il suo sorriso non alterò la maschera pallida e leonesca del suo viso. Aveva fatto scoppiare una bomba che avrebbe profondamente scosso l’abituale, compiaciuta tranquillità dei membri del Concilio, portando scompiglio sia nelle fila dei Moderati, con i loro deboli compromessi, sia in quelle degli stessi Realisti che lui rappresentava, con il loro ostinato conservatorismo.
Adesso il suo piccolo e pericoloso esperimento era in corso e nessuno avrebbe potuto fermarlo. Che Fratello Frejeris e il resto dei Moderati strepitassero pure quanto volessero, dopo.
Perché dopo sarebbe stato tutto abilmente sistemato. Fratello Jarles sarebbe morto, incenerito dall’ira del Grande Dio, esempio istruttivo per tutti i comuni cittadini e per qualsiasi altro giovane prete insoddisfatto. E lui, Goniface, avrebbe potuto illustrare con bell’agio al Sommo Concilio le preziosissime informazioni che aveva ricavato dallo studio di quella crisi artificiale, che lui stesso aveva fomentato.
Solo in momenti come quello un uomo poteva dire di vivere veramente! Avere il potere era bello. Usarlo in modo rischioso più bello ancora.
Ma usarlo per combattere un nemico potente quasi quanto sé, era semplicemente meraviglioso.
Si aggiustò la veste scarlatta intessuta d’oro, ordinò alle grandi porte di aprirsi ed entrò con sussiego nella Camera del Concilio.
Su un’ampia predella, all’estremità dell’enorme sala madreperlacea, si trovava un lungo tavolo e, dietro questo, una fila di seggi, tutti occupati da arcipreti sontuosamente vestiti, a eccezione di uno.
