
Il raggio crepitante si spostò lentamente verso la panca sulla quale era rimasto Jarles, fondendo le pietre dell’acciottolato e lasciando dietro di sé un solco ardente: segno indelebile per i tempi futuri dell’ira divina del Grande Dio.
Lui l’attese.
D’un tratto, nel cielo si formò una nube scura e si udì il battito di gigantesche ali invisibili. Poi, intorno al sacerdote rinnegato si chiuse una sfera irregolare, screziata di nero, come se fosse macchiata d’inchiostro, in modo tale che parte della superficie restava trasparente e il corpo nudo dell’uomo vagamente visibile.
La sfera aveva la forma di due mani artigliate e racchiuse a coppa.
A quel punto, il raggio blu che saettava dal dito del Grande Dio si mosse più rapidamente, colpì la sfera e crepitò, per poi disperdersi in uno zampillio di scintille azzurre.
La sfera assorbì il raggio senza perdere neppure un briciolo della propria tenebra.
Allora, il raggio si dilatò fino ad assumere le dimensioni di una colonna di luce blu che illuminò la Piazza a giorno e risucchiò l’aria in ondate di calore. Ma il suo potere non parve accresciuto, perché per la seconda volta rimbalzò senza successo contro la sfera irregolare delle mani racchiuse, oltre le quali, attraverso le chiazze nere, era ancora possibile distinguere il profilo del prete rinnegato, simile a un insetto miracolosamente vivo nel cuore di una fiamma.
Poi, una voce possente, piena di gaudente perfidia, squarciò con un solo fiato l’aria bollente che saliva dalla Piazza, bloccando la fuga convulsa dei cittadini e costringendoli a voltarsi e a fissare, paralizzati dal terrore, quella visione di tenebra e di lingue fiammeggianti.
— Il Dio del Male sfida il Grande Dio!
— Il Dio del Male prende quest’uomo con sé!
Con uno strattone le due mani schizzarono verso l’alto e scomparvero.
Poi, sopra la Piazza, riecheggiò uno scroscio di risa sataniche, che parve far tremare le poderose mura del Santuario stesso.
