Tre segni circolari risaltavano sulla pelle candida. Uno era rosso come il fuoco, gli altri si stavano rapidamente imporporando.

A Jarles sembrò di vedere Chulian esitare un attimo e fissarli incredulo, prima di riacquistare padronanza di sé e urlare con voce stridula: — È una strega! È una strega! Eccone le prove!

Jarles si alzò in piedi vacillando. La rabbia gli provocava conati di vomito. Si percosse il petto e avvertì in ogni punto del corpo la pressione interna e uniforme del campo di repulsione, come se si fosse immerso in un bagno di cera calda; con la coda dell’occhio indovinò il bagliore della sua aureola. Poi, con uno scatto improvviso, colpì Chulian con un pugno sul collo.

Benché a prima vista il movimento fosse sembrato lento e incapace di raggiungere il bersaglio, Chulian ruzzolò a terra e rotolò due volte su stesso, la veste sempre larga e tesa fra lui e il terreno, come se si trovasse dentro a un pallone di gomma rossa.

Jarles si percosse nuovamente il petto, la sua tunica si afflosciò e la sua aureola scomparve. In quel medesimo istante, la sua rabbia esplose con violenza, mandando in frantumi la maschera di ipocrisia che si era calato sul viso.

Che lo annientassero pure! Che lo rendessero sordo e cieco con le loro scomuniche! Che lo trascinassero urlante nelle cripte sotto il Santuario! La Gerarchia aveva deciso di lasciare che lui impazzisse senza intervenire. Benissimo! Adesso avrebbero avuto un assaggio della sua follia.

Balzò sulla panca e protese le mani per richiamare l’attenzione dei popolani che ancora gremivano la Piazza.

— Cittadini di Megateopoli!

Quella frase bastò a bloccare l’improvviso fuggi-fuggi scatenato dal panico. Occhi impauriti si voltarono a guardarlo con espressione stupida. Non avevano ancora capito che cosa stesse accadendo, ma quando un sacerdote parlava tutti si fermavano ad ascoltarlo.



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