
«Quando ti arriveranno queste nuove macchine,» disse Vickers, «verrò a dare un’occhiata. Sai, potremmo anche metterci d’accordo.»
«Certo,«disse Eb. «Puoi stare sicuro. Hai detto che volevi andare in città?»
Vickers annuì.
«Ormai dovrebbe arrivare l’autobus da un momento all’altro,» disse Eb. «Puoi prenderlo all’angolo del drugstore. Ci arriverai in un paio d’ore. Gli autisti ci danno dentro come matti.»
«Già, potrei prendere l’autobus. Non ci avevo pensato.»
«Sai, mi dispiace per la macchina,» disse Eb. «Se avessi saputo che ne avevi bisogno, l’avrei riparata, puoi scommetterci. Sono sicuro che era una cosa da poco. Ma ieri è venuto quel tizio, come ti ho detto, e volevo sapere cosa ne pensavi di questa occasione, prima di farti spendere dei soldi.» Scosse il capo. «Con quello che costano oggi i pezzi di ricambio… sai, più ci penso, più mi domando che cosa avranno guadagnato fino ad oggi le case automobilistiche. Una pazzia, ci scommetto. Proprio una pazzia…»
L’angolo del drugstore sembrava quasi irriconoscibile, e mentre si avviava da quella parte, Vickers se ne chiese il perché. Dapprima fu solo una sensazione, perduta tra la perplessità nata dalla descrizione della nuova, portentosa macchina di Eb, e la vaga delusione al pensiero di non poter giustificare di fronte a se stesso una rinuncia al viaggio in città. Poi, quando arrivò vicino, Vickers capì il motivo della sua impressione iniziale.
Diverse settimane prima il vecchio Hans, il calzolaio, si era ammalato ed era morto; e il suo negozietto, che stava vicino al drugstore da tanti anni che nessuno, in paese, ricordava quanti fossero, era stato chiuso.
