
Poteva essere il ragazzo dei giornali, oppure poteva essere Flanders. Era molto difficile che fosse qualcun altro, a quell’ora.
Aprì la porta e si trovò davanti una bambina, infagottata in un accappatoio color ciliegia e con le babbucce a forma di coniglietto. I capelli erano tutti scarmigliati, come dopo una notte di sonno, ma gli occhi azzurri brillavano vivi: gli rivolse un sorriso smagliante.
«Buongiorno, signor Vickers,» disse la piccola. «Mi sono svegliata, e non sono riuscita a riaddormentarmi, e ho visto la luce accesa nella sua cucina, e ho pensato che forse lei non si sentiva bene.»
«Sto benone, Jane,» le disse Vickers. «Mi sto giusto preparando la colazione. Che ne diresti di mangiare con me?»
«Oh, sì,» disse Jane. «Speravo proprio che, se faceva colazione, mi avrebbe invitata a mangiare con lei.»
«La tua mamma non sa che sei qui, vero?»
«Mamma e papà dormono,» disse Jane. «Oggi è la giornata di riposo di papà, e questa notte hanno fatto molto tardi. Li ho sentiti quando sono entrati, e mamma diceva a papà che lui beveva troppo, e poi gli ha detto che non sarebbe mai più uscita con lui, se beveva tanto, e allora papà…»
«Jane,» fece Vickers, in tono fermo, «non credo che al tuo papà e alla tua mamma farebbe piacere sentirti parlare così.»
«Oh, a loro non importa. Mamma ne parla sempre. L’ho sentita dire alla signora Traynor che ha una mezza intenzione di divorziare da papà. Signor Vickers, cosa vuol dire divorziare?»
«Mah… non so,» disse Vickers. «Non ricordo di avere mai sentito questa parola. Però, forse non dovremmo parlare di quel che dice la tua mamma. E poi, guarda, ti sei bagnata tutte le pantofole nell’attraversare il prato.»
«È piuttosto bagnato, fuori. C’è molta rugiada.»
«Vieni dentro,» le disse Vickers. «E io ti darò un asciugamano per asciugarti i piedi, e poi faremo subito colazione, e chiameremo la tua mamma, per farle sapere dove sei.»
