C’erano stati certi capitani d’industria, ricordò Vickers, che fin dall’inizio avevano attaccato i fabbricanti di carboidrati sintetici, affermando che non potevano durare.

Ma non era andata così. La società poteva essere poco ortodossa nel modo di trattare gli affari, ma era nata per durare. Pochi giorni dopo il primo annuncio, il laboratorio aveva fatto sapere che non intendeva vendere i suoi prodotti, ma che li avrebbe distribuiti gratuitamente alle persone che ne avessero avuto bisogno… persone, però, non popoli o governi o paesi, bensì persone che fossero in stato di bisogno e non potessero guadagnare il denaro necessario per acquistare cibo a sufficienza. Non soltanto gli affamati, ma anche i sottoalimentati, quella parte della popolazione mondiale che non sarebbe morta di fame, ma che avrebbe sofferto di malattie e di disturbi, fisici e mentali, perché non aveva mai di che nutrirsi a sufficienza.

Questo aveva provocato le reazioni dei governi. Ma era stato impossibile combattere la nuova organizzazione. Come per magia, erano spuntati degli uffici, in India e in Cina, in Francia e in Inghilterra e in Italia, in America e in Islanda e in Irlanda e in Nuova Zelanda, e i poveri arrivavano a frotte e non venivano mai respinti. Senza dubbio c’erano anche quelli che approfittavano della situazione, che mentivano e ritiravano viveri cui non avevano diritto, ma c’era voluto poco tempo e poi era stato possibile constatare che agli uffici questo non importava.

Un’organizzazione forte, aveva detto Crawford. Forte come noi. E anche di più. E, pensandoci, non avrebbe potuto essere altrimenti.

Da soli, certo, i carboidrati non costituivano un’alimentazione sufficiente per le moltitudini affamate. Ma era sempre meglio che niente, e per molti il risparmio rappresentato dai carboidrati gratuiti assicurava il denaro necessario per acquistare un po’ di carne, scomparsa dalle loro tavole ormai da parecchi mesi.



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