«Anche loro hanno gli stessi problemi?»

«Anche loro hanno gli stessi problemi.»

Vickers inarcò un sopracciglio.

«E neppure loro possono fare niente per fermarli?»

«Neppure loro.»

Ci fu una breve pausa di silenzio.

Per la prima volta, Crawford si mosse. Staccò le mani che teneva intreciate sulla pancia, afferrò i braccioli della poltrona massiccia, e si raddrizzò.

«Suppongo,» disse, «che si stia domandando cosa c’entra lei, con tutto questo.»

«Mi sembra naturale.»

«Vede, il problema è complesso.» Crawford lo scrutò, con quei suoi strani occhi azzurri. «Ci hanno presi di sorpresa, questo è vero. E sono organizzati. E noi ci troviamo in una brutta situazione. Non possiamo uscire allo scoperto, a questo punto, e dichiarare: ’Eccoci qua: siamo una confederazione delle forze industriali mondiali, e ci battiamo per difendere il vostro sistema di vita’. Non possiamo spiegare al pubblico la situazione. Riderebbero tutti di noi. In fondo, non si può dire alla gente che un’auto che dura in eterno, o una casa che costa solo cinquecento dollari a vano, sia una brutta cosa. Non possiamo dire niente, eppure è necessario dirlo. Non possiamo parlare noi. Perciò vogliamo che lei scriva un libro sull’argomento.»

«Non capisco…» cominciò Vickers, ma Crawford lo interruppe a metà della frase.

«Dovrebbe scriverlo come se le ricerche le avesse svolte lei stesso. Dovrebbe accennare a fonti ben informate, troppo altolocate per nominarle. Lei è abbastanza conosciuto, e abbastanza abile, per farlo. Noi le forniremo tutti i dati, ma il materiale dovrebbe figurare come suo. E sarebbe, le assicuro, il libro più diffuso del mondo. Provvederemmo noi a questo.»

Un libro. Per dire alla gente che era un male possedere un’auto eterna, e una lametta che non bisogna buttare, e tutte le altre cose. Un libro che sarebbe diventato, diceva il signor Crawford, il più diffuso del mondo.



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