«Avanti, appoggia la testa qui e piangici sopra. Scommetto che è stata una cosa triste e dolorosa. Scommetto che ci sono state alcune di quelle strazianti scene d’amore che metti nei tuoi libri.»

«Ann, ti sta venendo la sbronza cattiva.»

«Se mi sto sbronzando, è colpa tua. Sei stato tu a dire: ’Grazie dell’offerta. Non ci sto’.»

«Sai, ho avuto la sensazione che ci fosse sotto qualcosa di fasullo,» insisté Vickers.

«Sicuro. Tu.» disse Ann.

E finì di bere.

«Jay Vickers, non usare come alibi un’intuizione,» disse, «per scrollarti di dosso la responsabilità di avere rifiutato la migliore occasione che ti sia mai capitata, la migliore occasione che sia mai capita a uno scrittore di successo nel nostro tempo. Ogni volta che qualcuno mi sventola del denaro sotto il naso, non mi lascio certo bloccare dalle intuizioni.»

«Di questo ne ero sicuro,» riconobbe Vickers.

«Hai detto una grossa cattiveria,» ribatté Ann. «Paga il conto e andiamocene di qui. Intendo caricarti su quell’autobus, e non azzardarti a tornare mai più.»

8

L’enorme striscione era drappeggiato diagonalmente nell’enorme vetrina. Diceva:


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In vetrina si vedeva una casa di cinque o sei locali, al centro di un giardinetto con prato, piccolo ma realizzato splendidamente. Nel giardino c’era una meridiana e sopra il garage annesso si vedeva una cupola con la banderuola segnavento a forma di anatra in volo. Sull’erba ben tagliata stavano due poltroncine bianche da giardino, e un tavolo bianco rotondo, e sul vialetto scintillava un’auto nuova e lucente.

Ann strinse il braccio di Vickers.

«Entriamo.»

«Dev’essere di questo che stava parlando Crawford,» disse Vickers.



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