
BOSTON, Mass. (A.P.) — Può esserci un’altra Terra un secondo più avanti di noi, e un altro mondo un secondo più indietro, e un altro ancora indietro di un secondo rispetto a questo, e poi un altro… be’, avete capito.
Una specie di catena continua di mondi, uno dietro l’altro.
Questa è la teoria del dottor Vincent Aldridge…
Vickers lasciò cadere a terra il giornale, e guardò il giardino, ricco di fiori e addolcito dal sole. Lì c’era la pace, in quell’angolo piccolo e fiorito del mondo, c’era la pace anche se altrove non c’era, pensò. Una pace fatta di molte cose, di sole dorato e del mormorio delle foglie d’estate che fremevano nel vento, di fiori e di uccelli e della meridiana, della staccionata che aveva bisogno di essere ridipinta e del vecchio pino che stava morendo in silenzio, serenamente, adagio adagio, amico dell’erba e dei fiori e degli altri alberi anche mentre moriva, con la dignità pacata dei vecchi alberi che non avevano fretta di vivere né di morire in quello che era il loro mondo.
Lì non c’erano né voci di speranza, né brontolii di minaccia; quelle erano le frenesie degli altri, che lasciavano intatto quell’angolo sereno. Lì c’era la serena accettazione della realtà, la vecchia, solida realtà che diceva che il tempo scorreva e veniva l’inverno e poi l’estate, che il sole seguiva la luna, e che la vita era un dono da coltivare come un fiore prezioso e fragile, e non un diritto da conquistare lottando incessantemente, spietatamente, contro tutte le altre creature viventi. Vickers diede un’occhiata all’orologio, e vide che era ora di andare.
3
Eb, il meccanico, si tirò su i calzoni bisunti, e strizzò gli occhi per difendersi dal fumo della sigaretta che gli penzolava da un angolo della bocca sporca di grasso.
«Ecco, vedi, Jay,» spiegò, «la macchina non te l’ho riparata.»
