— Murgatroyd, ascolta, ascolta, l’allodola canta da qualche parte in Cielo. Svegliati e pettinati i baffi. Ci stiamo arrivando.

Murgatroyd aperse un occhio e vide Calhoun nel posto del pilota. Si srotolò e zampettò dove c’era qualcosa a cui aggrapparsi. Fissò Calhoun con occhi scintillanti.

— Bong! — fece il nastro registrato. Poi iniziò il conto alla rovescia. — Cinque… quattro… tre… due… uno…

Si fermò. La nave emerse dalla superpropulsione. La sensazione era inconfondibile. Lo stomaco di Calhoun sembrò rivoltarsi due volte ed egli ebbe la nauseante sensazione di girare fino al capogiro in quello che in un certo qual modo sembrava essere un cono. Inghiottì la saliva. Murgatroyd emise suoni soffocati. Fuori, cambiò tutto.

Il sole Maris fiammeggiava silenziosamente nel vuoto aldilà dell’oblò. L’ammasso stellare di Cetis era a poppa e la luce che lo rendeva visibile aveva viaggiato molti anni per giungere fin lì, benché Calhoun avesse lasciato il Quartier Generale Medico soltanto tre settimane prima. Il terzo pianeta di Maris viaggiava splendidamente lungo la sua orbita. Calhoun controllò e annuì soddisfatto. Si voltò a mezzo per parlare con Murgatroyd.

— Siamo proprio arrivati.

— Ciii! — stridette Murgatroyd, che sgancio la coda dalla maniglia di un mobiletto e saltellò a guardare lo schermo televisivo. Quel che vedeva, naturalmente, non significava niente per lui. Ma tutti i tormal imitano le azioni degli esseri umani, come i pappagalli imitano le loro parole. Diede una rapida occhiata, con aria giudiziosa, allo schermo e poi fissò Calhoun con aria interrogativa.

— È Maris III, — gli disse Calhoun, — ed è abbastanza vicino. È una colonia di Dettra Due. Ci hanno informato che una città era stata incominciata due anni terrestri fa. Ora dovrebbe essere sul punto di essere colonizzata.



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