— Ciii, ciii! — strillò Murgatroyd.

— Quindi togliti dai piedi, — ordinò calmo Calhoun. — Ci avvicineremo e li avvertiremo che siamo qui.

Compì una manovra normale di avvicinamento a velocità interplanetaria. Naturalmente fu un procedimento lungo ma dopo qualche ora abbassò l’interruttore del trasmettitore e inviò le solite frasi di identificazione e di richiesta di atterraggio.

— Nave Esculapio Venti a terra, — disse nel trasmettitore. — Richiedo le coordinate per atterrare. La nostra massa è di cinquanta tonnellate. Ripeto, Cinque zero tonnellate. Scopo dell’atterraggio: ispezione medica planetaria.

Si rilassò. Questo lavoro ormai era pura routine. C’era una griglia di atterraggio nello spazioporto di Maris III. Dalla sua stanza di controllo sarebbero state inviate istruzioni, che indicavano una posizione a circa cinque diametri planetari dalla superficie di quel pianeta. La piccola nave di Calhoun si sarebbe diretta in quel punto. La gigantesca griglia di atterraggio avrebbe emesso un suo campo di forza particolare che avrebbe agganciato la nave e l’avrebbe portata gentilmente ma irresistibilmente a terra. Poi Calhoun, che rappresentava il Servizio Medico, avrebbe conferito con aria grave con le autorità planetarie a proposito delle condizioni sanitarie di Maris III.

Non ci si doveva aspettare che venisse a galla qualcosa di importante. Calhoun avrebbe fornito tutti i dettagli dei recenti progetti nel campo della medicina. Queste notizie potevano essere già giunte a Maris III per mezzo degli ordinari rapporti commerciali, ma lui avrebbe dovuto assicurarsene. Poteva, ma la cosa non era possibile, imparare qualcosa di nuovo che avessero scoperto lì. In ogni caso entro tre giorni doveva tornare alla piccola Nave Medica, la griglia l’avrebbe spinta in alto fino a non meno di cinque diametri planetari di distanza e l’avrebbe rilasciata. E Calhoun, Murgatroyd e la Nave Medica sarebbero rientrati nella superpropulsione tornando velocemente al Quartier Generale da dove erano venuti.



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