
Alzò la voce fino a urlare: — Se puoi, Barnoch, tagliati immediatamente la gola! Se non lo farai, desidererai di essere morto di fame da tanto tempo!
Vi fu un istante di silenzio. Io pativo terribilmente al pensiero di dover praticare la mia arte su un seguace di Vodalus. L’alcalde sollevò il braccio destro sopra la testa, quindi lo riabbassò con un gesto perentorio. — Forza, ragazzi, metteteci tutto il vostro impegno!
I quattro che sorreggevano l’ariete contarono uno, due, tre come se fossero già stati d’accordo, poi corsero contro la porta murata. Quando i primi due salirono sul gradino, persero parte dello slancio. L’ariete batté contro le pietre con un tonfo risonante, ma non ottenne nulla.
— Bene, ragazzi — disse l’alcalde. — Riprovateci. Fate vedere a tutti di che stirpe sono gli uomini di Saltus.
I quattro avanzarono una seconda volta e i due che stavano davanti affrontarono il gradino con maggiore abilità; le pietre che chiudevano la porta tremarono sotto la violenza dell’urto, e dalla calce si levò una nuvola di finissima polvere. Dalla folla fuoriuscì un volontario, un uomo massiccio con la barba nera, e si unì ai quattro che sorreggevano l’ariete. Riprovarono, tutti e cinque; il rumore non fu molto più forte, ma fu seguito da uno scricchiolio, come di ossa che si rompessero. — Ancora una volta! — disse l’alcalde.
